Il M.C.I. – Movimento Civico Italiano è un’organizzazione di natura sociale, civica e politica, fondata su principi dichiarati ed espliciti di carattere popolare, nazionale, sovranista e solidale.
Il Movimento esclude espressamente dalla propria base chiunque sostenga o favorisca la cessione della sovranità nazionale a soggetti o interessi stranieri. L’obiettivo primario è la tutela dell’Italia e degli italiani, in contrapposizione a quella che viene ritenuta una prassi diffusa nei partiti dell’attuale arco costituzionale, accusati di incoerenza tra dichiarazioni pubbliche e condotte effettive, orientate prevalentemente a interessi di parte.
La sovranità nazionale, secondo l’impostazione del Movimento, si realizza attraverso l’eliminazione di ingerenze politiche, economiche e sociali esterne nella gestione del Parlamento, dello Stato e del Governo italiano. Tali istituzioni devono poter esercitare in modo autonomo la politica economica nazionale, anche mediante il recupero della sovranità monetaria.
Il Movimento ritiene che la sovranità monetaria sia stata trasferita, nel tempo, in assenza di un consenso diretto ed esplicito del popolo sovrano, a soggetti sovranazionali che operano come banche centrali e che, secondo la prospettiva del Movimento, presenterebbero una struttura e una finalità prevalentemente economico-finanziaria.
In tale impostazione, il processo di emissione monetaria genera un differenziale tra il costo materiale della produzione della moneta e il valore nominale ad essa attribuito (tradizionalmente indicato come signoraggio), che verrebbe sottratto alla collettività e allocato a soggetti non direttamente riconducibili allo Stato Sovrano che l’utilizza.
Secondo questa lettura, il debito pubblico deriverebbe non già da un effettivo indebitamento per spesa reale, ma dal meccanismo stesso di immissione della moneta nell’economia tramite titoli di débito, nonostante la moneta a corso legale sia priva di un controvalore intrinseco e acquisisca valore esclusivamente in virtù dell’accettazione e della garanzia dello Stato che l’utilizza.
Il Movimento sostiene che tale assetto determini un indebitamento strutturalmente permanente, poiché gli interessi sul debito pubblico, in assenza di una piena sovranità monetaria statale, non sarebbero estinguibili in modo definitivo, ma richiederebbero un continuo ricorso alla fiscalità generale, con conseguente pressione fiscale crescente.
In questa prospettiva critica, il Movimento ritiene che la perdurante inerzia delle istituzioni politiche e amministrative nel modificare tale sistema sia riconducibile a dinamiche di autoconservazione del potere, incluse forme di dipendenza economica e di privilegi, che il Movimento considera incompatibili con il principio costituzionale di rappresentanza e con l’interesse generale.